United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Dachau — Testimonianze Orali

Sandor (Shony) Alex Braun
Data di nascita: 1930, Cristuru-Secuiesc, Romania

Shony racconta di come dovette suonare il violino per le SS, a Dachau. I due prigionieri che avevano suonato prima di lui erano stati uccisi [Intervista: 1990]

Testo:

Quando uscii dalla baracca, pensai: "quando viene il mio turno devo suonare qualcosa con cui mi sento sicuro, tranquillo; o una sonatina di Dvorak (che poi, infatti, avrei anche suonato più avanti, alla radio di Monaco) oppure, ecco, una composizione di Kreisler." Ma quando... quando vidi quello che vidi, rimasi lì con il mio violino in mano e il vuoto nella testa. Non mi veniva niente. E allora dissi a me stesso, "Dio, come comincia questa sonatina? Com'è?... com'è il pezzo di Kreisler... come comincia?" Non riuscivo a pensare a niente. E a quel punto notai, con la coda dell'occhio, che il Kapò incaricato di ucciderci raccoglieva il tubo di ferro e si dirigeva verso di me. Sapevo che mi avrebbe ucciso. Lo sapevo. E così, improvvisamente, le mie mani, sia la destra che la sinistra, cominciarono a muoversi in perfetta armonia e il Bel Danubio Blu di Strauss cominciò uscire dal mio violino. Ma come era possibile? Non avevo proprio pensato al Bel Danubio Blu! Mai! Lo avevo sentito, certo, ma in effetti - e mi vergogno a dirlo - non lo avevo mai suonato. L'avevo ascoltato tante volte dagli Zingari, e da mio fratello che suonava in modo fantastico la fisarmonica, con il gruppo della scuola. Ma suonarlo io? Oltre tutto non mi era stato mai permesso suonare qualcosa che non fosse musica classica. E il Kapò allora guardò, tutto zelante, la SS: "Allora, lo stendo? lo faccio fuori?" Invece, la SS stava canticchiando la melodia e seguiva il ritmo con le dita, - 1,2,3 - 1,2,3 - e poi sorrise e disse "Lascialo stare."

Quando uscii dalla baracca, pensai: "quando viene il mio turno devo suonare qualcosa con cui mi sento sicuro, tranquillo; o una sonatina di Dvorak (che poi, infatti, avrei anche suonato più avanti, alla radio di Monaco) oppure, ecco, una composizione di Kreisler." Ma quando... quando vidi quello che vidi, rimasi lì con il mio violino in mano e il vuoto nella testa. Non mi veniva niente. E allora dissi a me stesso, "Dio, come comincia questa sonatina? Com'è?... com'è il pezzo di Kreisler... come comincia?" Non riuscivo a pensare a niente. E a quel punto notai, con la coda dell'occhio, che il Kapò incaricato di ucciderci raccoglieva il tubo di ferro e si dirigeva verso di me. Sapevo che mi avrebbe ucciso. Lo sapevo. E così, improvvisamente, le mie mani, sia la destra che la sinistra, cominciarono a muoversi in perfetta armonia e il Bel Danubio Blu di Strauss cominciò uscire dal mio violino. Ma come era possibile? Non avevo proprio pensato al Bel Danubio Blu! Mai! Lo avevo sentito, certo, ma in effetti - e mi vergogno a dirlo - non lo avevo mai suonato. L'avevo ascoltato tante volte dagli Zingari, e da mio fratello che suonava in modo fantastico la fisarmonica, con il gruppo della scuola. Ma suonarlo io? Oltre tutto non mi era stato mai permesso suonare qualcosa che non fosse musica classica. E il Kapò allora guardò, tutto zelante, la SS: "Allora, lo stendo? lo faccio fuori?" Invece, la SS stava canticchiando la melodia e seguiva il ritmo con le dita, - 1,2,3 - 1,2,3 - e poi sorrise e disse "Lascialo stare."

Shony nacque in una piccola città in Transilvania, da genitori ebrei molto religiosi. Egli cominciò a studiare il violino all'età di 5 anni. Nel 1940 la città venne occupata dall'esercito ungherese e nel 1944 da quello tedesco. Nel maggio di quell'anno, Shony venne deportato ad Auschwitz, in Polonia, e poi trasferito nel complesso di Natzweiler, in Francia; infine, Shony fu portato a Dachau, dove venne liberato dalle truppe americane nell'aprile del 1945. Nel 1950, Shony emigrò negli Stati Uniti e diventò compositore e violinista professionista.

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