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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Le Marce della Morte — Testimonianze Orali

Lilly Appelbaum Malnik
Data di nascita: 1928, Anversa, Belgio

Lilly descrive la marcia della morte da Auschwitz a Bergen-Belsen [Intervista: 1990]

Testo:

Cominciò a girare la voce che ci avrebbero evacuati da Auschwitz. E perché mai dovevamo lasciare Auschwitz? - ci chiedevamo - beh, perché i Russi si stavano avvicinando. Così partimmo tutti, a piedi, e ci mettemmo in marcia. E camminammo per giorni. Non lo dimenticherò mai. Non so quanti giorni marciammo. A un certo punto ci caricarono su carri bestiame e poi dovemmo camminare di nuovo. E spesso mentre marciavamo sentivamo dei colpi di pistola, ma loro ci dicevano di continuare a marciare. Sentivamo questi colpi perché loro sparavano alla gente, a quelli che non ce la facevano più a tenere il passo. Alla fine la chiamarono la marcia della morte perché i burroni e i fossi lungo la strada erano rossi di sangue. Dalla gente lungo la strada, gente che parlava polacco, capimmo che stavamo attraversando la Polonia e allora alcuni di noi provarono a scappare, pensando di potercela fare. Altri, che non riuscivano a tenere il passo perché erano diventati troppo deboli, buttarono via i loro fagotti con la loro roba e continuarono a camminare fino a quando non ce la fecero più... e rimasero indietro... e allora i Tedeschi li ammazzarono. Abbiamo visto gente ammazzata con un colpo al cuore, altra con uno alla schiena. Giacevano dappertutto, sulla cima delle colline, dietro gli alberi. Era davvero come una zona di guerra. E così, alla fine, arrivammo in un campo che si chiamava Bergen-Belsen.

Cominciò a girare la voce che ci avrebbero evacuati da Auschwitz. E perché mai dovevamo lasciare Auschwitz? - ci chiedevamo - beh, perché i Russi si stavano avvicinando. Così partimmo tutti, a piedi, e ci mettemmo in marcia. E camminammo per giorni. Non lo dimenticherò mai. Non so quanti giorni marciammo. A un certo punto ci caricarono su carri bestiame e poi dovemmo camminare di nuovo. E spesso mentre marciavamo sentivamo dei colpi di pistola, ma loro ci dicevano di continuare a marciare. Sentivamo questi colpi perché loro sparavano alla gente, a quelli che non ce la facevano più a tenere il passo. Alla fine la chiamarono la marcia della morte perché i burroni e i fossi lungo la strada erano rossi di sangue. Dalla gente lungo la strada, gente che parlava polacco, capimmo che stavamo attraversando la Polonia e allora alcuni di noi provarono a scappare, pensando di potercela fare. Altri, che non riuscivano a tenere il passo perché erano diventati troppo deboli, buttarono via i loro fagotti con la loro roba e continuarono a camminare fino a quando non ce la fecero più... e rimasero indietro... e allora i Tedeschi li ammazzarono. Abbiamo visto gente ammazzata con un colpo al cuore, altra con uno alla schiena. Giacevano dappertutto, sulla cima delle colline, dietro gli alberi. Era davvero come una zona di guerra. E così, alla fine, arrivammo in un campo che si chiamava Bergen-Belsen.

La Germania invase il Belgio nel maggio del 1940. Dopo che i Tedeschi ebbero portato via sua madre, sua sorella e suo fratello, Lilly si nascose. Con l'aiuto di amici e parenti Lilly riuscì a celare la sua identità ebrea per due anni, ma nel 1944 venne denunciata da alcuni Belgi e quindi venne prima trasferita nel campo di Melchen e, poi, deportata ad Auschwitz-Birkenau. Lilly venne liberata dalle forze britanniche a Bergen-Belsen, dove era giunta dopo una marcia della morte partita da Auschwitz.

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