United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Soluzione Finale: sintesi — Testimonianze Orali

Sam Itzkowitz
Data di nascita: 1925, Makow, Polonia

Sam descrive le camere a gas di Auschwitz [Intervista: 1991]

Testo:

La camera a gas era anche uno stanzone proprio come questo, con due
scarichi, cioè, due camini che andavano su fino al soffitto,
[fatti] con metallo perforato. Avevano dei buchi di circa mezzo centimetro tutto
intorno, a tutti e quattro gli angoli, e c'erano circa due o tre lamine di
metallo infilate una nell'altra, con dei fori. Quello scarico andava su
fino al tetto, che invece scendeva fino quasi a toccare il terreno, fuori.
Lì era dove le SS stavano quando la stanza era
piena ... sì... un momento... cioè... dopo aver riempito il bunker
con tutte le donne allora mettevano anche gli uomini. E qualche volta avevano
20 o 30 persone in più che non riuscivano a far entrare, allora loro
tenevano sempre da parte dei bambini e quando la stanza era già così
piena che non potevano metterci più altra gente... nessun'altro... allora facevano strisciare i bambini sulle teste degli altri, fin dentro; in pratica
li spingevano dentro, per farli entrare tutti. Poi la porta veniva
chiusa dietro di loro; era una porta molto spessa, era circa 15 centimetri di
spessore. L'ho costruita io stesso e so com'era: tre catenacci
e tre barre di ferro messe di traverso. Le sbarre erano messe sopra e poi avvitate strette. Gli uomini delle SS stavano fuori con un'
ambulanza della Croce Rossa e loro tenevano i contenitori del gas nel furgone,
cioè, nell'ambulanza. Uno si metteva la maschera - doveva mettersela -
e poi toglieva il coperchio del gas... del...
della tanica del gas, e lo buttava giù dallo scarico, attraverso il camino e dentro
la stanza. I crematori due e tre avevano due scarichi
e nel momento in cui buttavano il gas chiudevano subito il coperchio
così il gas non poteva uscire. Poi sentivi solo un
forte suono: "Schema..." [la dichiarazione ebraica di fede] e poi
più nulla. E ci volevano circa cinque, dieci minuti. Nella porta
avevano un piccolo spioncino, fatto di tre o quattro strati di vetro uno
sull'altro con una griglia così che nessuno potesse rompere il
vetro. E quando accendevano le luci nel
bunker, potevi vedere se le persone erano già morte oppure
no.

La camera a gas era anche uno stanzone proprio come questo, con due
scarichi, cioè, due camini che andavano su fino al soffitto,
[fatti] con metallo perforato. Avevano dei buchi di circa mezzo centimetro tutto
intorno, a tutti e quattro gli angoli, e c'erano circa due o tre lamine di
metallo infilate una nell'altra, con dei fori. Quello scarico andava su
fino al tetto, che invece scendeva fino quasi a toccare il terreno, fuori.
Lì era dove le SS stavano quando la stanza era
piena ... sì... un momento... cioè... dopo aver riempito il bunker
con tutte le donne allora mettevano anche gli uomini. E qualche volta avevano
20 o 30 persone in più che non riuscivano a far entrare, allora loro
tenevano sempre da parte dei bambini e quando la stanza era già così
piena che non potevano metterci più altra gente... nessun'altro... allora facevano strisciare i bambini sulle teste degli altri, fin dentro; in pratica
li spingevano dentro, per farli entrare tutti. Poi la porta veniva
chiusa dietro di loro; era una porta molto spessa, era circa 15 centimetri di
spessore. L'ho costruita io stesso e so com'era: tre catenacci
e tre barre di ferro messe di traverso. Le sbarre erano messe sopra e poi avvitate strette. Gli uomini delle SS stavano fuori con un'
ambulanza della Croce Rossa e loro tenevano i contenitori del gas nel furgone,
cioè, nell'ambulanza. Uno si metteva la maschera - doveva mettersela -
e poi toglieva il coperchio del gas... del...
della tanica del gas, e lo buttava giù dallo scarico, attraverso il camino e dentro
la stanza. I crematori due e tre avevano due scarichi
e nel momento in cui buttavano il gas chiudevano subito il coperchio
così il gas non poteva uscire. Poi sentivi solo un
forte suono: "Schema..." [la dichiarazione ebraica di fede] e poi
più nulla. E ci volevano circa cinque, dieci minuti. Nella porta
avevano un piccolo spioncino, fatto di tre o quattro strati di vetro uno
sull'altro con una griglia così che nessuno potesse rompere il
vetro. E quando accendevano le luci nel
bunker, potevi vedere se le persone erano già morte oppure
no.

I Tedeschi invasero la Polonia nel settembre del 1939. Quando Makow venne occupata, Sam fuggì in territorio sovietico e tornò poi a Makow alla ricerca di provvigioni, ma fu costretto a rimanere nel ghetto; infine, nel 1942 venne deportato ad Auschwitz. Due anni più tardi, di fronte all'avanzare dell'esercito sovietico, Sam e altri prigionieri vennero mandati nei campi di concentramento che si trovavano in Germania. All'inizio del 1945, i prigionieri vennero costretti a una marcia della morte, ma più tardi, le forze americane liberarono Sam dopo che questi era scappato approfittando di un bombardamento.

— Jewish Community Federation of Richmond

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