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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

I bambini durante l'Olocausto — Testimonianze Orali

Brigitte Friedmann Altman
Data di nascita: 1924, Memel, Lituania

Brigitte descrive un rastrellamento di bambini nel ghetto di Kovno, avvenuto nel marzo del 1944 [Intervista: 1997]

Testo:

Quei camion non facevano pensare a niente di buono, specialmente per la bambina... perché a quel punto c'erano rimasti proprio pochi bambini, nel ghetto. La nonna, agitatissima, aveva messo la bimba nel letto - che di solito era diviso da tutt'e tre - e aveva ammucchiato sopra tutte le coperte e le trapunte. Insomma, aveva cercato di fare in modo che sembrasse solo un letto non rifatto. Poi, prima di tutto... ecco, uno di quei soldati o ufficiali si rivolge a me bruscamente e mi chiede come mai non sono al lavoro. Per fortuna ero già vestita e gli mostrai il mio permesso di lavoro, ma cosa gli dissi non... non me lo ricordo. Ero impietrita, terrorizzata e il mio cuore batteva a mille; sono sicura che si poteva vedere attraverso il vestito. Credo che a un certo punto abbia proprio smesso di battere. Poi quello mi lasciò stare e guardò i miei nonni con durezza. Forse mi avvertì anche di non restare più a casa, che quello avrebbe potuto avere gravi conseguenze, ma veramente non mi ricordo cosa mi disse, solo che il suo tono era molto duro; poi mi spinse via, lontano da lui. I nonni... li lasciò stare: disse loro qualcosa in modo aspro... ma li lasciò stare. Poi cominciò a metttere a soqquadro la stanza. Mi pare che tutti e tre lo abbiano fatto; misero per aria la stanza e non gli ci volle molto a togliere via le coperte dal letto e trovare la bambina. Poi la trascinarono fuori, quando furono sicuri che non ci fosse più nessuno nascosto e niente altro da trovare, allora la trascinarono sul camion. E la nonna... la nonna gli corse dietro... e poi si mise in ginocchio... si inginocchiò, pregando, supplicando, piangendo, seguendoli fino al camion, sulla strada. Allora uno dei soldati - non so se con un fucile o con una mazza - la colpì e lei cadde a terra, per strada. Il camion partì e lei restò lì. Così si presero la bambina; ma c'erano anche altri bambini su quel camion, li vedevo dalla finestra. Dopo aver visto quella scena, non volli vedere più niente.

Quei camion non facevano pensare a niente di buono, specialmente per la bambina... perché a quel punto c'erano rimasti proprio pochi bambini, nel ghetto. La nonna, agitatissima, aveva messo la bimba nel letto - che di solito era diviso da tutt'e tre - e aveva ammucchiato sopra tutte le coperte e le trapunte. Insomma, aveva cercato di fare in modo che sembrasse solo un letto non rifatto. Poi, prima di tutto... ecco, uno di quei soldati o ufficiali si rivolge a me bruscamente e mi chiede come mai non sono al lavoro. Per fortuna ero già vestita e gli mostrai il mio permesso di lavoro, ma cosa gli dissi non... non me lo ricordo. Ero impietrita, terrorizzata e il mio cuore batteva a mille; sono sicura che si poteva vedere attraverso il vestito. Credo che a un certo punto abbia proprio smesso di battere. Poi quello mi lasciò stare e guardò i miei nonni con durezza. Forse mi avvertì anche di non restare più a casa, che quello avrebbe potuto avere gravi conseguenze, ma veramente non mi ricordo cosa mi disse, solo che il suo tono era molto duro; poi mi spinse via, lontano da lui. I nonni... li lasciò stare: disse loro qualcosa in modo aspro... ma li lasciò stare. Poi cominciò a metttere a soqquadro la stanza. Mi pare che tutti e tre lo abbiano fatto; misero per aria la stanza e non gli ci volle molto a togliere via le coperte dal letto e trovare la bambina. Poi la trascinarono fuori, quando furono sicuri che non ci fosse più nessuno nascosto e niente altro da trovare, allora la trascinarono sul camion. E la nonna... la nonna gli corse dietro... e poi si mise in ginocchio... si inginocchiò, pregando, supplicando, piangendo, seguendoli fino al camion, sulla strada. Allora uno dei soldati - non so se con un fucile o con una mazza - la colpì e lei cadde a terra, per strada. Il camion partì e lei restò lì. Così si presero la bambina; ma c'erano anche altri bambini su quel camion, li vedevo dalla finestra. Dopo aver visto quella scena, non volli vedere più niente.

Quando la Seconda Guerra Mondiale ebbe inizio, nel 1939, Brigitte e la sua famiglia si trasferirono a Kovno, sperando di poter poi ottenere i visti e i documenti necessari per emigrare in Nord America. Nel luglio del 1941, dopo che i Tedeschi ebbero occupato la Lituania, Brigitte e la sua famigia furono obbligati a trasferirsi nel ghetto della città. La famiglia di Brigitte sopravvisse a quella che fu chiamata "Grande Azione", tuttavia sua madre morì a causa di una malattia, mentre ancora si trovavano nel ghetto. Dopo un rastrellamento di bambini, avvenuto nel marzo del 1944, Brigitte riuscì a fuggire dal ghetto con l'aiuto di un ex-impiegato di suo padre. Le truppe sovietiche liberarono Kovno nell'agosto del 1944.

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