
Sam Itzkowitz
Data di nascita: 1925, Makow, Polonia
Sam descrive i momenti della liberazione [Intervista: 1991]
La fine della colonna di carri armati rallentò e loro mi videro venire fuori dai
boschi e pensarono che fossi un Tedesco; allora si fermarono e
cercarono di prendermi come prigioniero di guerra. Beh, quando videro la mia
uniforme e poi videro le condizioni in cui ero... non
voglio ripetere quello che [uno di loro] disse. Cominciò a imprecare come
un... [ride]. Lui disse "Dio dann..." Sapete, proprio come un
soldato. Poi si mise la mano in tasca e tirò fuori una barretta di
cioccolato e me la diede. Beh, il cioccolato era proprio duro e semi-dolce. Però era nutriente. Provai a mordere in quel
dannato cioccolato. L'avrei ingoiato intero se avessi potuto. Ma
non potevo; così lo succhiai e lui [il soldato] stava lì e
continuava a guardarmi e guardarmi. Poi rimise la mano lì dentro e mi diede un pacchetto di
sigarette. Io non fumavo, ma me le misi in tasca lo stesso. Poi lui
tirò fuori alcune "razioni K"... cracker e carne in scatola,
qualunque cosa avesse, e mi caricò di roba e io ero proprio come un
ragazzino in un negozio di giocattoli. Voglio dire, io, cioè, lui, mi diede una pacca sulle
spalle e disse "Dottore". Cercava di dirmi che sarebbe andato
a cercare un dottore per me. E poco ma sicuro, dieci minuti dopo
arrivò con un... non so se fosse un dottore o un paramedico
o cos'altro. Lui mi diede un'occhiata, poi fece un segnale e arrivarono
con una barella; mi caricarono e mi portarono in un
ospedale, un ospedale da campo. E lì c'era un... credo fosse un dottore
ebreo, che mi visitò e mi curò. Prima di tutto, non
mi diede niente da mangiare. Mi diede del tè, e della farina con un
po' di latte scremato e... accidenti... io avrei potuto mangiare un bue, tanta era la fame che avevo. Quello continuava a gridarmi "Fai piano. Fai
piano". Così io pensai "Stai tranquillo e calmo, questo vuole
ucciderti. Hitler non è riuscito a farti fuori e ci prova questo qui."
Poi, gradualmente... sapete... lui cominciò ad aumentare la
quantità di cibo, ogni due ore. E così finalmente realizzai che aveva buone intenzioni. Io avevo
ancora fame, e al secondo o terzo giorno non riuscivo a smettere di
mangiare. Lui stava seduto lì a guardare come io divoravo
qualunque cosa mettesse sul tavolo - purea di patate, pancetta, salsicce -
qualunque cosa. Mangiai con questo ritmo per quattro giorni finché, finalmente,
non mi sentii sazio.
La fine della colonna di carri armati rallentò e loro mi videro venire fuori dai
boschi e pensarono che fossi un Tedesco; allora si fermarono e
cercarono di prendermi come prigioniero di guerra. Beh, quando videro la mia
uniforme e poi videro le condizioni in cui ero... non
voglio ripetere quello che [uno di loro] disse. Cominciò a imprecare come
un... [ride]. Lui disse "Dio dann..." Sapete, proprio come un
soldato. Poi si mise la mano in tasca e tirò fuori una barretta di
cioccolato e me la diede. Beh, il cioccolato era proprio duro e semi-dolce. Però era nutriente. Provai a mordere in quel
dannato cioccolato. L'avrei ingoiato intero se avessi potuto. Ma
non potevo; così lo succhiai e lui [il soldato] stava lì e
continuava a guardarmi e guardarmi. Poi rimise la mano lì dentro e mi diede un pacchetto di
sigarette. Io non fumavo, ma me le misi in tasca lo stesso. Poi lui
tirò fuori alcune "razioni K"... cracker e carne in scatola,
qualunque cosa avesse, e mi caricò di roba e io ero proprio come un
ragazzino in un negozio di giocattoli. Voglio dire, io, cioè, lui, mi diede una pacca sulle
spalle e disse "Dottore". Cercava di dirmi che sarebbe andato
a cercare un dottore per me. E poco ma sicuro, dieci minuti dopo
arrivò con un... non so se fosse un dottore o un paramedico
o cos'altro. Lui mi diede un'occhiata, poi fece un segnale e arrivarono
con una barella; mi caricarono e mi portarono in un
ospedale, un ospedale da campo. E lì c'era un... credo fosse un dottore
ebreo, che mi visitò e mi curò. Prima di tutto, non
mi diede niente da mangiare. Mi diede del tè, e della farina con un
po' di latte scremato e... accidenti... io avrei potuto mangiare un bue, tanta era la fame che avevo. Quello continuava a gridarmi "Fai piano. Fai
piano". Così io pensai "Stai tranquillo e calmo, questo vuole
ucciderti. Hitler non è riuscito a farti fuori e ci prova questo qui."
Poi, gradualmente... sapete... lui cominciò ad aumentare la
quantità di cibo, ogni due ore. E così finalmente realizzai che aveva buone intenzioni. Io avevo
ancora fame, e al secondo o terzo giorno non riuscivo a smettere di
mangiare. Lui stava seduto lì a guardare come io divoravo
qualunque cosa mettesse sul tavolo - purea di patate, pancetta, salsicce -
qualunque cosa. Mangiai con questo ritmo per quattro giorni finché, finalmente,
non mi sentii sazio.
I Tedeschi invasero la Polonia nel settembre del 1939. Quando Makow venne occupata, Sam fuggì in territorio sovietico e tornò poi a Makow alla ricerca di provvigioni, ma fu costretto a rimanere nel ghetto; infine, nel 1942 venne deportato ad Auschwitz. Due anni più tardi, di fronte all'avanzare dell'esercito sovietico, Sam e altri prigionieri vennero mandati nei campi di concentramento che si trovavano in Germania. All'inizio del 1945, i prigionieri vennero costretti a una marcia della morte, ma più tardi, le forze americane liberarono Sam dopo che questi era scappato approfittando di un bombardamento.
Jewish Community Federation of Richmond
La liberazione dei campi di concentramento nazisti »