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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Vladka (Fagele) Peltel Meed
Data di nascita: 1921, Varsavia, Polonia

Vladka descrive le attività culturali clandestine nel ghetto di Varsavia [Intervista: 1991]

Testo:

Nel periodo in cui vissi nel ghetto,prima della deportazione, facevo anche parte di un gruppo culturale ebraico e organizzammo diverse conferenze con lo storico Emanuel Ringelblum, e con il maestro Virovsky [trascrizione incerta] per degli eventi culturali. Mi ricordo anche che una volta mi mandarono a parlare a un gruppo di Ebrei, nel ghetto, dopo il coprifuoco. Quella volta parlai di I.L. Peretz, e del suo Bontshe Shvayg [Bontshe il Mite o il Silenzioso]. E mi ricordo che ero in una casa, dopo il coprifuoco; ero dovuta andare lì prima e poi avrei dormito anche lì. Era una grande stanza, con 40 o 50 persone... tutti inquilini della casa, cioè, del palazzo. Avevano messo due bambini fuori, nel caso arrivassero i Tedeschi, per avere abbastanza tempo per disperderci. E io parlai a quelle persone di Peretz. Ero giovane ma ricordo che erano in grado di seguirmi. A quel tempo, nel ghetto, regnavano la fame e il tifo e il terrore costante, ma nonostante tutto, quelle conferenze venivano tenute in molti posti... in molte case. E i giovani ci andavano e facevano tante domande. Non mi ricordo quali domande, ma mi ricordo l'atmosfera, e lo spirito; essere tutti insieme, con quelle persone, e parlare dello scrittore e del suo personaggio, Bontshe Shvayg. E tutto ciò... tutto ciò è ancora lì, nei miei ricordi.

Nel periodo in cui vissi nel ghetto,prima della deportazione, facevo anche parte di un gruppo culturale ebraico e organizzammo diverse conferenze con lo storico Emanuel Ringelblum, e con il maestro Virovsky [trascrizione incerta] per degli eventi culturali. Mi ricordo anche che una volta mi mandarono a parlare a un gruppo di Ebrei, nel ghetto, dopo il coprifuoco. Quella volta parlai di I.L. Peretz, e del suo Bontshe Shvayg [Bontshe il Mite o il Silenzioso]. E mi ricordo che ero in una casa, dopo il coprifuoco; ero dovuta andare lì prima e poi avrei dormito anche lì. Era una grande stanza, con 40 o 50 persone... tutti inquilini della casa, cioè, del palazzo. Avevano messo due bambini fuori, nel caso arrivassero i Tedeschi, per avere abbastanza tempo per disperderci. E io parlai a quelle persone di Peretz. Ero giovane ma ricordo che erano in grado di seguirmi. A quel tempo, nel ghetto, regnavano la fame e il tifo e il terrore costante, ma nonostante tutto, quelle conferenze venivano tenute in molti posti... in molte case. E i giovani ci andavano e facevano tante domande. Non mi ricordo quali domande, ma mi ricordo l'atmosfera, e lo spirito; essere tutti insieme, con quelle persone, e parlare dello scrittore e del suo personaggio, Bontshe Shvayg. E tutto ciò... tutto ciò è ancora lì, nei miei ricordi.

Vladka apparteneva al movimento giovanile del Partito Socialista Ebraico e all'Organizzazione Combattente Ebraica (ZOB), con la quale partecipava alle operazioni clandestine all'interno del ghetto di Varsavia. Nel dicembre del 1942, lasciò segretamente il ghetto e si recò nella parte polacca della città per cercare di procurarsi armi e trovare dei nascondigli sia per i bambini che per gli adulti. Diventò poi un corriere per la Resistenza ebraica e per gli Ebrei che si trovavano nei campi di concentramento, o negli altri ghetti, così come per coloro che si nascondevano nei boschi.

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