United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Sam Itzkowitz
Data di nascita: 1925, Makow, Polonia

Sam descrive la marcia della morte da Landsberg, un sottocampo di Dachau, verso le Alpi Bavaresi [Intervista: 1991]

Testo:

Loro decisero di farci mettere in marcia verso le montagne bavaresi, verso le Alpi. Ancora oggi non so per quale ragione: o volevano distruggerci, in quelle montagne, oppure volevano farci passare in Svizzera e scambiarci in qualche modo. Insomma, cominciammo questa marcia della morte. Ero già così debole che riuscivo a malapena a camminare. La marcia... ecco, durò tra i dieci giorni e le due settimane. Nevicava di giorno e di notte, sempre... Era marzo e il tempo in marzo in Germania è peggiore che qui. E poi dovevamo dormire all'aperto... ci mettevano fuori in qualche campo, all'aperto. E noi ci rannicchiavamo uno contro l'altro come animali, sulla strada, in questa campagna desolata. E cercavamo soltanto di rimanere vivi. Poi, oltre a quello, ogni tanto vedevamo gli aeroplani arrivare sopra di noi e allora speravamo, pregavamo e dicevamo "forza, sganciate e facciamola finita". Insomma, non so... penso che forse i piloti vedessero che eravamo prigionieri e allora sganciavano le bombe tutt'intorno a noi, ma mai direttamente su di noi. Vedete, noi avevamo queste uniformi a righe e loro non volavano molto alto, tanto per cominciare, e poi bombardavano durante il giorno. Insomma, quella fu probabilmente l'unica cosa che ci salvò.

Loro decisero di farci mettere in marcia verso le montagne bavaresi, verso le Alpi. Ancora oggi non so per quale ragione: o volevano distruggerci, in quelle montagne, oppure volevano farci passare in Svizzera e scambiarci in qualche modo. Insomma, cominciammo questa marcia della morte. Ero già così debole che riuscivo a malapena a camminare. La marcia... ecco, durò tra i dieci giorni e le due settimane. Nevicava di giorno e di notte, sempre... Era marzo e il tempo in marzo in Germania è peggiore che qui. E poi dovevamo dormire all'aperto... ci mettevano fuori in qualche campo, all'aperto. E noi ci rannicchiavamo uno contro l'altro come animali, sulla strada, in questa campagna desolata. E cercavamo soltanto di rimanere vivi. Poi, oltre a quello, ogni tanto vedevamo gli aeroplani arrivare sopra di noi e allora speravamo, pregavamo e dicevamo "forza, sganciate e facciamola finita". Insomma, non so... penso che forse i piloti vedessero che eravamo prigionieri e allora sganciavano le bombe tutt'intorno a noi, ma mai direttamente su di noi. Vedete, noi avevamo queste uniformi a righe e loro non volavano molto alto, tanto per cominciare, e poi bombardavano durante il giorno. Insomma, quella fu probabilmente l'unica cosa che ci salvò.

I Tedeschi invasero la Polonia nel settembre del 1939. Quando Makow venne occupata, Sam fuggì in territorio sovietico e tornò poi a Makow alla ricerca di provvigioni, ma fu costretto a rimanere nel ghetto; infine, nel 1942 venne deportato ad Auschwitz. Due anni più tardi, di fronte all'avanzare dell'esercito sovietico, Sam e altri prigionieri vennero mandati nei campi di concentramento che si trovavano in Germania. All'inizio del 1945, i prigionieri vennero costretti a una marcia della morte, ma più tardi, le forze americane liberarono Sam dopo che questi era scappato approfittando di un bombardamento.

— Jewish Community Federation of Richmond

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