United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Raszka (Roza) Galek Brunswic
Data di nascita: 1920, Sochocin, Poland

Raszka descrive un rastrellamento nel ghetto di Varsavia e come riuscì a sfuggire alla deportazione [Intervista: 1989]

Testo:

Poco prima che dessero fuoco al ghetto, le cose cominciarono a peggiorare decisamente. La gente veniva uccisa così... veniva trascinata fuori senza nessuna ragione e uccisa; e specialmente i bambini, li prendevano e li sbattevano contro il muro; li uccidevano in quel modo. Insomma, a un certo punto ci radunarono tutti e ci misero in file diverse: "tu stai qui, tu qui e tu qui". A quel punto noi eravamo... cioè, tutti si ritrovarono separati dalle proprie famiglie. Se qualcuno a loro sembrava abbastanza forte da poter essere destinato al lavoro (a quello che noi pensavamo fosse lavoro) allora lo mettevano in una certa fila. Quelli che invece sembravano malati o deboli, andavano in un'altra. E gli anziani in un'altra ancora. Quelli che sembravano troppo malati, se ne occupavano subito. I miei genitori, per esempio, a quell'epoca avevano proprio un aspetto malconcio e così li uccisero subito, sul posto. E non solo i miei genitori, ma molti altri. Io mi trovavo già nella mia fila, ma la lasciai per correre ad aiutarli; però quelli mi spinsero di nuovo indietro. Non si poteva fare nulla. Le mie sorelle erano più piccole di me e le presero e le portarono in fila con altri più giovani. Io ero nella fila di quelli più grandi. Comunque, in qualche modo riuscii a lasciare la mia fila e cercare un posto dove nascondermi; insomma, uscii dalla mia fila e trovai un nascondiglio. Fu così che mi salvai.

Poco prima che dessero fuoco al ghetto, le cose cominciarono a peggiorare decisamente. La gente veniva uccisa così... veniva trascinata fuori senza nessuna ragione e uccisa; e specialmente i bambini, li prendevano e li sbattevano contro il muro; li uccidevano in quel modo. Insomma, a un certo punto ci radunarono tutti e ci misero in file diverse: "tu stai qui, tu qui e tu qui". A quel punto noi eravamo... cioè, tutti si ritrovarono separati dalle proprie famiglie. Se qualcuno a loro sembrava abbastanza forte da poter essere destinato al lavoro (a quello che noi pensavamo fosse lavoro) allora lo mettevano in una certa fila. Quelli che invece sembravano malati o deboli, andavano in un'altra. E gli anziani in un'altra ancora. Quelli che sembravano troppo malati, se ne occupavano subito. I miei genitori, per esempio, a quell'epoca avevano proprio un aspetto malconcio e così li uccisero subito, sul posto. E non solo i miei genitori, ma molti altri. Io mi trovavo già nella mia fila, ma la lasciai per correre ad aiutarli; però quelli mi spinsero di nuovo indietro. Non si poteva fare nulla. Le mie sorelle erano più piccole di me e le presero e le portarono in fila con altri più giovani. Io ero nella fila di quelli più grandi. Comunque, in qualche modo riuscii a lasciare la mia fila e cercare un posto dove nascondermi; insomma, uscii dalla mia fila e trovai un nascondiglio. Fu così che mi salvai.

La famiglia di Roza si era trasferita a Varsavia nel 1934. Lei aveva appena iniziato l'università quando la Germania invase la Polonia, nel 1939. Nel 1940 i Tedeschi isolarono definitivamente il ghetto di Varsavia dal resto della città; i suoi genitori vennero uccisi nel ghetto durante un rastrellamento. Roza invece riuscì a fuggire e a entrare in clandestinità. Dal suo nascondiglio, ella vide bruciare il ghetto durante la rivolta del 1943. Grazie a documenti falsi, Roza riuscì a farsi passare per una donna polacca di religione cattolica, Maria Kowalczyk, e come tale, nel giugno del 1943, venne caricata su un treno bestiame e deportata in Germania, dove lavorò in una fattoria fino alla liberazione, nel 1945.

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