United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Sam Spiegel
Data di nascita: 1922, Kozienice, Polonia

Sam descrive le condizioni di vita nel campo costruito per i lavori forzati [Intervista: 1995]

Testo:

E il cibo che ci davano al mattino! Dovevi alzarti più o meno alle quattro di notte e poi andare fuori. Lo chiamavano l'Appello, con cui ci contavano, ogni mattino, e se qualcuno mancava dovevamo continuare a stare fuori - che facesse freddo o che piovesse, non importava - fino a quando le persone mancanti non venivano ritrovate. Perché qualche volta la gente moriva durante la notte e non veniva fuori, oppure qualcuno... sapete... qualcosa magari era successo; ma noi comunque dovevamo aspettare. E se il conto non tornava non potevamo andare al lavoro fino a quando tutti non fossero stati contati. Poi avevamo circa otto, o forse sei chilometri che dovevamo fare a piedi dal campo alla fabbbrica. La musica suonava al cancello quando uscivamo e continuava a suonare anche quando tornavamo la sera tardi. Poi ci davano un pezzetto di pane; eravamo in sei di solito e avevamo mezzo chilo di pane per tutti. E poi il pane era fatto... era fatto con... insomma, potevi sentire la paglia dentro, così che si poteva a malapena mangiare. Però dovevamo mangiarlo perché dovevamo pur sopravvivere in qualche modo. Poi ci davano un po' di... sembrava tè. Dicevano che era un tè speciale che facevano e noi ne bevevamo un po'. Poi in mezzo alla giornata ti davano della minestra che era per lo più acqua. Infine, alla sera, quando tornavamo a casa, ci davano o un altro po' di minestra o un altro pezzettino di pane. E quello era tutto il nostro cibo, per l'intera giornata.

E il cibo che ci davano al mattino! Dovevi alzarti più o meno alle quattro di notte e poi andare fuori. Lo chiamavano l'Appello, con cui ci contavano, ogni mattino, e se qualcuno mancava dovevamo continuare a stare fuori - che facesse freddo o che piovesse, non importava - fino a quando le persone mancanti non venivano ritrovate. Perché qualche volta la gente moriva durante la notte e non veniva fuori, oppure qualcuno... sapete... qualcosa magari era successo; ma noi comunque dovevamo aspettare. E se il conto non tornava non potevamo andare al lavoro fino a quando tutti non fossero stati contati. Poi avevamo circa otto, o forse sei chilometri che dovevamo fare a piedi dal campo alla fabbbrica. La musica suonava al cancello quando uscivamo e continuava a suonare anche quando tornavamo la sera tardi. Poi ci davano un pezzetto di pane; eravamo in sei di solito e avevamo mezzo chilo di pane per tutti. E poi il pane era fatto... era fatto con... insomma, potevi sentire la paglia dentro, così che si poteva a malapena mangiare. Però dovevamo mangiarlo perché dovevamo pur sopravvivere in qualche modo. Poi ci davano un po' di... sembrava tè. Dicevano che era un tè speciale che facevano e noi ne bevevamo un po'. Poi in mezzo alla giornata ti davano della minestra che era per lo più acqua. Infine, alla sera, quando tornavamo a casa, ci davano o un altro po' di minestra o un altro pezzettino di pane. E quello era tutto il nostro cibo, per l'intera giornata.

Nel 1942 Sam venne obbligato a trasferirsi nel ghetto della sua città natale e poi mandato a lavorare in una fabbrica di munizioni. Nel 1944 venne portato a Auschwitz e destinato ai lavori forzati in una fabbrica di treni. Sam sopravvisse a otto giorni di marcia della morte, dopo che i Nazisti decisero di evacuare Auschwitz. Nel gennaio del 1945 Sam fu liberato dalle unità sovietiche, dopo di che visse nei campi profughi in Germania e lavorò per l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Assistenza e la Riabilitazione. Nel 1947, Sam emigrò negli Stati Uniti.

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