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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Tina Strobos
Data di nascita: 1920, Amsterdam, Olanda

Tina descrive i suoi compiti come corriere della Resistenza, in Olanda [Intervista: 1992]

Testo:

Per esempio, capitava che ricevessi una telefonata: "Potresti andare a prendere questa persona a questo indirizzo e tenerla [nascosta] fino a quando abbiamo un altro posto dove nasconderla?". Noi usavamo quasi sempre un codice, per comunicarci queste cose. Così io andavo lì e prendevo diciamo per esempio un bambino di tre anni. Altre volte loro mi chiamavano e mi dicevano "Potresti fare una commissione a Inghausen ... oppure a Horne?" Io sapevo già di cosa si trattava e cioè di portare di nascosto qualcosa, come un trasmettitore radio per esempio, per contattare l'Inghilterra. Naturalmente, quelle cose erano punite molto duramente [se scoperte]; e loro avevano queste piccole postazioni... sapete, questi... come li chiamate? questa specie di casette di legno per i soldati, lungo le strade, dappertutto... posti di blocco, dove ti fermavano e ti controllavano e se avevi del cibo te lo sequestravano. A volte ti prendevano la bicicletta; potevano farlo. Te la prendevano e così tu dovevi tornare a casa a piedi, ovunque fossi. E se ti trovavano una radio... beh... ti fucilavano. Insomma, io portavo cose così. Nascondevamo anche armi che erano state rubate alla Wehrmacht [l'esercito tedesco]. Mi chiamavano e mi chiedevano se potevo tenere qualcosa per un paio di giorni, ma di solito era più di un paio di giorni. Poi... ecco... se ti trovavano per strada anche un solo minuto dopo le otto, ti arrestavano e ti mettevano in prigione; e poi, se qualche soldato tedesco era stato ucciso, o se un pezzo di ferrovia era stato fatto saltare, allora prendevano delle persone dalla prigione e le fucilavano. Per qualunque attività sovversiva, prendevano 100 persone e le fucilavano. Persone innocenti, che erano in un campo di concentramento, oppure in prigione. Innocenti nel senso che magari erano state prese solo perché erano in ritardo di un minuto sull'ora del coprifuoco. Solo che se, per esempio, dovevi portare delle persone nelle campagne, poi era molto difficile riuscire a tornare prima del coprifuoco. Così qualche volta capitò che dovessi viaggiare di notte e quando arrivavano le otto... ecco... allora sgattaiolavo di porta in porta, nel buio, cercando un rifugio e cercando di ritornare in tempo.

Per esempio, capitava che ricevessi una telefonata: "Potresti andare a prendere questa persona a questo indirizzo e tenerla [nascosta] fino a quando abbiamo un altro posto dove nasconderla?". Noi usavamo quasi sempre un codice, per comunicarci queste cose. Così io andavo lì e prendevo diciamo per esempio un bambino di tre anni. Altre volte loro mi chiamavano e mi dicevano "Potresti fare una commissione a Inghausen ... oppure a Horne?" Io sapevo già di cosa si trattava e cioè di portare di nascosto qualcosa, come un trasmettitore radio per esempio, per contattare l'Inghilterra. Naturalmente, quelle cose erano punite molto duramente [se scoperte]; e loro avevano queste piccole postazioni... sapete, questi... come li chiamate? questa specie di casette di legno per i soldati, lungo le strade, dappertutto... posti di blocco, dove ti fermavano e ti controllavano e se avevi del cibo te lo sequestravano. A volte ti prendevano la bicicletta; potevano farlo. Te la prendevano e così tu dovevi tornare a casa a piedi, ovunque fossi. E se ti trovavano una radio... beh... ti fucilavano. Insomma, io portavo cose così. Nascondevamo anche armi che erano state rubate alla Wehrmacht [l'esercito tedesco]. Mi chiamavano e mi chiedevano se potevo tenere qualcosa per un paio di giorni, ma di solito era più di un paio di giorni. Poi... ecco... se ti trovavano per strada anche un solo minuto dopo le otto, ti arrestavano e ti mettevano in prigione; e poi, se qualche soldato tedesco era stato ucciso, o se un pezzo di ferrovia era stato fatto saltare, allora prendevano delle persone dalla prigione e le fucilavano. Per qualunque attività sovversiva, prendevano 100 persone e le fucilavano. Persone innocenti, che erano in un campo di concentramento, oppure in prigione. Innocenti nel senso che magari erano state prese solo perché erano in ritardo di un minuto sull'ora del coprifuoco. Solo che se, per esempio, dovevi portare delle persone nelle campagne, poi era molto difficile riuscire a tornare prima del coprifuoco. Così qualche volta capitò che dovessi viaggiare di notte e quando arrivavano le otto... ecco... allora sgattaiolavo di porta in porta, nel buio, cercando un rifugio e cercando di ritornare in tempo.

Nel maggio del 1940, quando i Tedeschi invasero l'Olanda, Tina era iscritta all'università di medicina. Insieme ad altri membri del sua associazione universitaria, si unì al movimento clandestino e fin dall'inizio della guerra cominciò a nascondere gli Ebrei in casa sua. In seguito, Tina lavorò anche come corriere per la resistenza, aiutò a far fuggire i bambini dai ghetti e procurò nascondigli e passaporti falsi ai fuggitivi.

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