United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Morris Kornberg
Data di nascita: 1918, Przedborz, Polonia

Morris racconta il suo arrivo ad Auschwitz [Intervista: 1990]

Testo:

E cominciarono subito a picchiarci, la Gestapo e le SS; stavano lì attorno e chiunque passasse vicino... non facevano differenze, non c'era scampo, venivi picchiato e picchiato e picchiato. Alla fine arrivammo al campo e lì vedemmo quelli che già... insomma, vedemmo le uniformi a righe del campo di concentramento. Vedemmo i Kapò e loro ci dissero "Questa è Auschwitz" e poi aggiunsero "Qui non riuscirete a vivere a lungo. Se riuscirete a vivere un giorno, o due giorni, quello sarà il massimo che potrete vivere qui." E come gli altri, continuarono a correrci dietro e a picchiarci, correrci dietro e picchiarci; poi mi fecero delle fotografie, come a un criminale, da tutti le parti... da tutte le angolature. Poi mi presero i vestiti e mi dissero di metterli in un sacco con il mio nome sopra. Quindi andammo da un'altra parte dove ci rasarono la testa... e sempre picchiandoci, dovunque andassimo, ad ogni passo. Poi andammo alla disinfestazione, che era un enorme contenitore pieno di cloro; acqua e cloro. Poi loro ci misero lì dentro e quello significava che eravamo disinfettati. Quello voleva dire che potevamo andare a prenderci i vestiti; e poi, sempre allo stesso modo, dovunque andassi, ad ogni passo che facevi, continuavano a picchiarti e picchiarti.

E cominciarono subito a picchiarci, la Gestapo e le SS; stavano lì attorno e chiunque passasse vicino... non facevano differenze, non c'era scampo, venivi picchiato e picchiato e picchiato. Alla fine arrivammo al campo e lì vedemmo quelli che già... insomma, vedemmo le uniformi a righe del campo di concentramento. Vedemmo i Kapò e loro ci dissero "Questa è Auschwitz" e poi aggiunsero "Qui non riuscirete a vivere a lungo. Se riuscirete a vivere un giorno, o due giorni, quello sarà il massimo che potrete vivere qui." E come gli altri, continuarono a correrci dietro e a picchiarci, correrci dietro e picchiarci; poi mi fecero delle fotografie, come a un criminale, da tutti le parti... da tutte le angolature. Poi mi presero i vestiti e mi dissero di metterli in un sacco con il mio nome sopra. Quindi andammo da un'altra parte dove ci rasarono la testa... e sempre picchiandoci, dovunque andassimo, ad ogni passo. Poi andammo alla disinfestazione, che era un enorme contenitore pieno di cloro; acqua e cloro. Poi loro ci misero lì dentro e quello significava che eravamo disinfettati. Quello voleva dire che potevamo andare a prenderci i vestiti; e poi, sempre allo stesso modo, dovunque andassi, ad ogni passo che facevi, continuavano a picchiarti e picchiarti.

Morris crebbe in una famiglia ebrea molto religiosa e divenne molto attivo in una associazione sportiva sionista. Quando i Tedeschi invasero la Polonia nel settembre del 1939, la città di Morris venne pesantemente danneggiata. La famiglia di Morris venne obbligata a trasferirsi nel ghetto e lui venne assegnato ai lavori forzati. Dopo essere stato imprigionato per un certo periodo a Konskie, una città a circa 50 chilometri da Przedborz, Morris venne deportato ad Auschwitz e assegnato al sotto-campo di Jawischowitz. Nel gennaio del 1945 Morris venne trasferito con una marcia della morte a Troeglitz, un campo satellite di Buchenvald, e poi a Theresienstadt. Dopo la guerra egli rimase per un po' di tempo in Cecoslovacchia e poi in Germania, prima di emigrare negli Stati Uniti.

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