
Leo Schneiderman
Data di nascita: 1921, Lodz, Polonia
Leo descrive l'arrivo ad Auschwitz, la selezione e la separazione dalla sua famiglia. [Intervista: 1990]
Era notte avanzata quando arrivammo ad Auschwitz. Quando entrammo,
nel momento in cui i cancelli si aprirono, sentimmo delle grida e dei cani abbaiare,
e quei ... quei Kapò che lavoravano per loro
cominciarono a picchiarci
sulla testa. Poi scendemmo dal treno e tutto accadde
così in fretta: sinistra destra, destra sinistra, gli uomini separati dalle donne,
i bambini strappati dalle braccia delle madri, gli anziani radunati come
bestie. I malati e i disabili, poi, venivano trattati come spazzatura:
venivano gettati da parte insieme a valigie rotte e
scatole. Mia madre corse verso di me e mi prese per le spalle
e mi disse "Leibele, non ci rivedremo più. Abbi
cura di tuo fratello".
Era notte avanzata quando arrivammo ad Auschwitz. Quando entrammo,
nel momento in cui i cancelli si aprirono, sentimmo delle grida e dei cani abbaiare,
e quei ... quei Kapò che lavoravano per loro
cominciarono a picchiarci
sulla testa. Poi scendemmo dal treno e tutto accadde
così in fretta: sinistra destra, destra sinistra, gli uomini separati dalle donne,
i bambini strappati dalle braccia delle madri, gli anziani radunati come
bestie. I malati e i disabili, poi, venivano trattati come spazzatura:
venivano gettati da parte insieme a valigie rotte e
scatole. Mia madre corse verso di me e mi prese per le spalle
e mi disse "Leibele, non ci rivedremo più. Abbi
cura di tuo fratello".
I Tedeschi invasero la Polonia nel settembre 1939, dopo di che Leo e la sua famiglia vennero confinati nel ghetto di Lodz, dove lui fu costretto a lavorare come sarto in una fabbrica di uniformi. Il ghetto di Lodz venne poi liquidato nel 1944 e Leo venne deportato prima ad Auschwitz e successivamente nel campo di Gross-Rosen, ai lavori forzati. All'avanzare dell'esercito sovietico, i prigionieri vennero trasferiti nel campo di Ebensee, in Austria, che venne poi liberato nel 1945.
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