United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Fela Warschau
Data di nascita: 1926

Fela racconta come, nel campo profughi, ognuno leggesse le liste dei sopravvissuti alla ricerca dei propri familiari [Intervista: 1995]

Testo:

Innanzitutto, avevamo ancora gli abiti che indossavamo laggiù ,che erano pieni di pidocchi e altre malattie. Così, ci facevano fare la doccia e poi ci ricoprivano con una polvere; non so dirvi che polvere fosse, ma so che era un disinfettante, in polvere appunto. Poi ci davano anche dei vestiti nuovi e ci portavano nell'altro edificio, che era di mattoni. A quel punto venivamo asseganti a una camerata con letti a castello. Dividevamo la stanza con altri. Eravamo così deboli che andavamo d'accordo con tutti, perché eravamo così felici di essere vivi e di essere stati liberati. Però, vedete ... leggere le liste degli altri campi ... dei sopravvissuti che erano riusciti a farcela, spesso non trovavamo nessuno che ... Ma a quel punto quello che mi faceva andare avanti era proprio quella [possibilità] e stavo bene, ma quando non trovavo nessuno [sulla lista] ecco quello era il momento che quasi ... insomma, che crollavo. Vivevo solo per quella speranza, che avrei ritrovato la mia famiglia. Io avevo avuto una vita così meravigliosa, a casa; avevo avuto dei genitori premurosi e due fratelli. Senza parlare del resto della famiglia, i miei zii e le zie e i cugini. Penso che in tutto fossimo almeno 60, di parenti stretti ... ed eravamo così uniti ... ma nessuno si salvò. Solo mia sorella, io e due cugini riuscimmo a sopravvivere a tutto quello.

Innanzitutto, avevamo ancora gli abiti che indossavamo laggiù ,che erano pieni di pidocchi e altre malattie. Così, ci facevano fare la doccia e poi ci ricoprivano con una polvere; non so dirvi che polvere fosse, ma so che era un disinfettante, in polvere appunto. Poi ci davano anche dei vestiti nuovi e ci portavano nell'altro edificio, che era di mattoni. A quel punto venivamo asseganti a una camerata con letti a castello. Dividevamo la stanza con altri. Eravamo così deboli che andavamo d'accordo con tutti, perché eravamo così felici di essere vivi e di essere stati liberati. Però, vedete ... leggere le liste degli altri campi ... dei sopravvissuti che erano riusciti a farcela, spesso non trovavamo nessuno che ... Ma a quel punto quello che mi faceva andare avanti era proprio quella [possibilità] e stavo bene, ma quando non trovavo nessuno [sulla lista] ecco quello era il momento che quasi ... insomma, che crollavo. Vivevo solo per quella speranza, che avrei ritrovato la mia famiglia. Io avevo avuto una vita così meravigliosa, a casa; avevo avuto dei genitori premurosi e due fratelli. Senza parlare del resto della famiglia, i miei zii e le zie e i cugini. Penso che in tutto fossimo almeno 60, di parenti stretti ... ed eravamo così uniti ... ma nessuno si salvò. Solo mia sorella, io e due cugini riuscimmo a sopravvivere a tutto quello.

Nel 1945, Fela venne liberata a Bergen-Belsen dall'esercito Inglese e venne quindi inviata in un campo profughi amministrato dagli Americani a Feldafing, vicino a Monaco di Baviera. Nel 1946, si sposò, quando ancora viveva all'interno del campo, e successivamente emigrò negli Stati Uniti.

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