
Frima Laub
Data di nascita: 1936, Volochisk, Unione Sovietica
Frima descrive i rastrellamenti degli Ebrei, che venivano poi massacrati dalle Squadre della Morte (Einsatzgruppen) [Intervista: 1990]
Una mattina, molto presto, sentimmo bussare alla porta e alle finestre e gente che gridava ... sapete ... gridava "Tutti fuori! Tutti fuori! Tutti fuori!" Così in fretta e furia, ci vestimmo e uscimmo dalla casa dove stavamo. Ecco ... la Gestapo era lì ... e ... e loro ci dissero di andare tutti in una certa direzione. Allora ... mia madre mi mise il mio bellissimo cappotto di coniglio. Il mio cappotto di coniglio e un cappello. Poi ci incamminammo seguendo le altre persone e ci portarono fino a un grande edificio. Credo fosse una fabbrica ... e.... e lì ci dissero di svestirci. Poi ci fecero togliere tutti i gioielli e ogni altra cosa ... qualsiasi cosa di valore che avessimo addosso. Loro ci spogliarono ... cioè... ci dissero di spogliarci. Tutti obbedimmo. Le donne rimasero solo con la biancheria intima e gli uomini con i boxer. E mia madre non fu abbastanza veloce nel togliere i suoi orecchini d'oro e così uno della Gestapo la colpì con il manico di un fucile e lei cadde. Noi la tirammo su. Poi noi ... tutti (eravamo qualche centinaia) ... noi eravamo già tutti spogliati e a quel punto ci misero in fila, fuori. Era una giornata nuvolosa
, molto nuvolosa, e veniva giù una pioggerellina fine. Tutte le donne erano così imbarazzate di non avere nulla addosso e si coprivano il petto con le mani. Poi formarono dei gruppi e cominciammo a camminare lungo la strada seguendo gli altri. Mentre camminavamo per alcune di quelle strade, c'erano alcuni degli Ucraini che esultavano, mentre passavamo, e applaudivano e festeggiavano per quel che ci stavano facendo. Noi continuammo a camminare in silenzio senza dire una parola fino a quando non fummo fuori dalla città.
Una mattina, molto presto, sentimmo bussare alla porta e alle finestre e gente che gridava ... sapete ... gridava "Tutti fuori! Tutti fuori! Tutti fuori!" Così in fretta e furia, ci vestimmo e uscimmo dalla casa dove stavamo. Ecco ... la Gestapo era lì ... e ... e loro ci dissero di andare tutti in una certa direzione. Allora ... mia madre mi mise il mio bellissimo cappotto di coniglio. Il mio cappotto di coniglio e un cappello. Poi ci incamminammo seguendo le altre persone e ci portarono fino a un grande edificio. Credo fosse una fabbrica ... e.... e lì ci dissero di svestirci. Poi ci fecero togliere tutti i gioielli e ogni altra cosa ... qualsiasi cosa di valore che avessimo addosso. Loro ci spogliarono ... cioè... ci dissero di spogliarci. Tutti obbedimmo. Le donne rimasero solo con la biancheria intima e gli uomini con i boxer. E mia madre non fu abbastanza veloce nel togliere i suoi orecchini d'oro e così uno della Gestapo la colpì con il manico di un fucile e lei cadde. Noi la tirammo su. Poi noi ... tutti (eravamo qualche centinaia) ... noi eravamo già tutti spogliati e a quel punto ci misero in fila, fuori. Era una giornata nuvolosa
, molto nuvolosa, e veniva giù una pioggerellina fine. Tutte le donne erano così imbarazzate di non avere nulla addosso e si coprivano il petto con le mani. Poi formarono dei gruppi e cominciammo a camminare lungo la strada seguendo gli altri. Mentre camminavamo per alcune di quelle strade, c'erano alcuni degli Ucraini che esultavano, mentre passavamo, e applaudivano e festeggiavano per quel che ci stavano facendo. Noi continuammo a camminare in silenzio senza dire una parola fino a quando non fummo fuori dalla città.
Quando la famiglia di Frima venne confinata nel ghetto della città, il padre fu costretto a lavorare come interprete per i Nazisti fino a quando non morì, poco più tardi. Fingendosi non-Ebree, Frima, sua madre e sua sorella riuscirono a sfuggire a uno dei massacri operati dalle Squadre della Morte tedesche, ma poco tempo dopo vennero scoperte e imprigionate. Tuttavia, per la seconda volta, la madre di Frima riuscì a organizzare la fuga in Romania per se stessa e per la sorella di Frima, la quale, invece, fu costretta a girovagare in cerca di un rifugio finché sua madre non riuscì a far sì che anche lei venisse portata fuori dal paese. Una volta in Romania furono riunite e infine liberate.
US Holocaust Memorial Museum - Collections
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