
Chaim Engel
Data di nascita: 1916, Brudzew, Polonia
Chaim racconta la rivolta a Sobibor e la sua fuga [Intervista: 1990]
Sapevamo che già alcuni Tedeschi erano stati uccisi. Sapevamo già cosa stava
accadendo e quindi speravamo solo che nessuno arrivasse inaspettatamente in un
posto dove non doveva essere e scoprisse ciò
che stava succedendo.
In quel caso, infatti, saremmo stati perduti, saremmo stati tutti uccisi. E in qualche modo fummo
fortunati. Noi avevamo ucciso i Tedeschi nel posto dove
lavoravamo e tutto procedeva secondo il piano, finché
non arrivammo al cancello principale. A quel punto potevamo...insomma, la gente correva...correva
perché a quel punto tutti sapevano cosa stava accadendo e quindi cercavano di scappare; ma alcuni
correndo finirono sulle mine e morirono. Altri invece non correvano per niente: si erano già
arresi, non volevano correre, né scappare. Non ci provarono neanche. Rimasero lì
ad aspettare di essere uccisi. Ma quelli più giovani, la maggior
parte, e tutti quelli che avevano abbastanza coraggio da mettersi a correre, scapparono. E
molti corsero verso il cancello principale. Così, anche noi cominciammo a correre e arrivammo
vicino a una baracca e allora vidi [il sergente delle SS Karl] Frenzel con una
mitragliatrice, con la quale cominciò a sparare. Allora ancora più gente cominciò a correre
e io pensai che dovevo rimanere indietro, perché avevo paura di essere colpito
ma poi pensai: "Se rimango qui sono morto. Fuori di qua forse no". Così presi
Selma per mano e corremmo attraverso il cancello; alcuni caddero ma noi riuscimmo
a passare.
Sapevamo che già alcuni Tedeschi erano stati uccisi. Sapevamo già cosa stava
accadendo e quindi speravamo solo che nessuno arrivasse inaspettatamente in un
posto dove non doveva essere e scoprisse ciò
che stava succedendo.
In quel caso, infatti, saremmo stati perduti, saremmo stati tutti uccisi. E in qualche modo fummo
fortunati. Noi avevamo ucciso i Tedeschi nel posto dove
lavoravamo e tutto procedeva secondo il piano, finché
non arrivammo al cancello principale. A quel punto potevamo...insomma, la gente correva...correva
perché a quel punto tutti sapevano cosa stava accadendo e quindi cercavano di scappare; ma alcuni
correndo finirono sulle mine e morirono. Altri invece non correvano per niente: si erano già
arresi, non volevano correre, né scappare. Non ci provarono neanche. Rimasero lì
ad aspettare di essere uccisi. Ma quelli più giovani, la maggior
parte, e tutti quelli che avevano abbastanza coraggio da mettersi a correre, scapparono. E
molti corsero verso il cancello principale. Così, anche noi cominciammo a correre e arrivammo
vicino a una baracca e allora vidi [il sergente delle SS Karl] Frenzel con una
mitragliatrice, con la quale cominciò a sparare. Allora ancora più gente cominciò a correre
e io pensai che dovevo rimanere indietro, perché avevo paura di essere colpito
ma poi pensai: "Se rimango qui sono morto. Fuori di qua forse no". Così presi
Selma per mano e corremmo attraverso il cancello; alcuni caddero ma noi riuscimmo
a passare.
Nel 1939, quando il periodo di ferma di Chaim nell'esercito polacco si stava avvicinando alla fine, la Germania invase la Polonia. I Tedeschi catturarono Chaim e lo mandarono in Germania, ai lavori forzati. Come prigioniero di guerra ebreo, Chaim fu poi rimandato in Polonia. Più tardi, venne deportato nel campo di Sobibor, dove il resto della sua famiglia morì. Nella rivolta che si scatenò a Sobibor nel 1943, Chaim uccise una guardia e poi riuscì a fuggire con la sua ragazza, Selma, che avrebbe poi sposato. Un contadino li nascose fino a quando vennero liberati dall'esercito sovietico, nel giugno del 1944.
US Holocaust Memorial Museum - Collections