United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Boleslaw Brodecki
Data di nascita: 1921, Varsavia, Polonia

Boleslaw descrive le impiccagioni nel campo di lavoro e il loro impatto sugli altri prigionieri [Intervista: 1989]

Testo:

Quando tornavamo dal lavoro dovevamo assistere alle impiccagioni prima di
cena. Loro avevano due o tre rotoli di filo, di filo elettrico
e le persone che dovevano essere impiccate le legavano con il filo. E poi,
potevano rimanere lì anche per tre giorni, senza cibo, costretti a urinarsi
addosso. Poi li portavano su, quando noi tornavamo dal lavoro.
E mettevano un tavolo e una sedia e li impiccavano e intanto leggevano
delle frasi scherzose, intanto che davano il calcio alla sedia. E molti di loro...
ecco... veramente a uno di loro spararono prima di impiccarlo
perché aveva cominciato a gridare: "Assassini! Perderete la
guerra. Hitler morirà," e cose così. Allora loro
[imita il suono degli spari] e poi, dopo, l'hanno anche impiccato
. Dopo un po' di volte, cominciammo a diventare così freddi, di fronte a quella scena, che non disturbava più
nessuno. Guardare i morti, o guardare la gente che veniva impiccata
sapete...si diventa...come quando si guarda un film e uno
pensa a cosa dovrebbe fare, a come reagirebbe in quella situazione
ma poi, per qualche ragione, si torna alla normalità. Come quando vedi qualcuno investito da
una macchina o altro. Penso che col tempo uno ritorni a essere se stesso,
sapete cosa voglio dire.

Quando tornavamo dal lavoro dovevamo assistere alle impiccagioni prima di
cena. Loro avevano due o tre rotoli di filo, di filo elettrico
e le persone che dovevano essere impiccate le legavano con il filo. E poi,
potevano rimanere lì anche per tre giorni, senza cibo, costretti a urinarsi
addosso. Poi li portavano su, quando noi tornavamo dal lavoro.
E mettevano un tavolo e una sedia e li impiccavano e intanto leggevano
delle frasi scherzose, intanto che davano il calcio alla sedia. E molti di loro...
ecco... veramente a uno di loro spararono prima di impiccarlo
perché aveva cominciato a gridare: "Assassini! Perderete la
guerra. Hitler morirà," e cose così. Allora loro
[imita il suono degli spari] e poi, dopo, l'hanno anche impiccato
. Dopo un po' di volte, cominciammo a diventare così freddi, di fronte a quella scena, che non disturbava più
nessuno. Guardare i morti, o guardare la gente che veniva impiccata
sapete...si diventa...come quando si guarda un film e uno
pensa a cosa dovrebbe fare, a come reagirebbe in quella situazione
ma poi, per qualche ragione, si torna alla normalità. Come quando vedi qualcuno investito da
una macchina o altro. Penso che col tempo uno ritorni a essere se stesso,
sapete cosa voglio dire.

Boleslaw e sua sorella maggiore crebbero in un quartiere ebraico di Varsavia. I Tedeschi attaccarono la capitale polacca nel settembre del 1939. Il padre di Boleslaw non voleva lasciare alcuni dei suoi parenti, che erano malati, così Boleslaw e sua sorella scapparono da soli, in treno, verso il confine sovietico. I Tedeschi invasero l'Unione Sovietica nel 1941 e nel 1942 Boleslaw fu imprigionato in un campo destinato ai lavori forzati. Fu poi deportato nel ghetto di Theresienstadt dove venne liberato dall'esercito sovietico nel 1945.

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