United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
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Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Aron (Dereczynski) Derman
Data di nascita: 1922, Slonim, Polonia

Aron descrive gli eventi accaduti al momento dell'invasione tedesca di Slonim (Polonia) [Intervista: 1994]

Testo:

Più tardi, verso le nove - le nove o le dieci - eravamo pronti ad andare a letto. Ma non passò molto - ben prima che potessi addormentarmi - che udimmo degli scricchiolii sul tetto. Prima ancora, però, sentimmo degli spari...sentimmo sparare nel nostro cortile (avevamo un piccolo cortile). E gli spari continuarono, uno dopo l'altro, e diventarono man mano più forti e più numerosi. Ed ecco che sento questi scricchiolii sul tetto. Così penso, "Grazie a Dio, sta piovendo". Ma non era pioggia... invece...la casa era in fiamme. Era una casa di legno e prese subito...prese subito fuoco. Allora fummo obbligati a uscire. Intanto si erano fatte le due o le tre di notte, ed era buio; si riusciva a vedere qualcosa solo grazie alla luce della luna. Insomma, veramente si poteva vedere tutto ciò che stava succedendo. Allora, in qualche modo siamo riusciti a scappare dalla casa, nel cortile, e ci siamo trovati proprio in mezzo ai combattimenti tra Russi e Tedeschi. Era successo che un gruppo di Russi era rimasto indietro. Il fronte era già molto, molto più in là, ma loro non lo sapevano, i Russi non sapevano che il fronte non era più lì. Poi, per qualche ragione, era scoppiato un combattimentro. Allora noi siamo usciti nel bel mezzo della notte e siamo stati immediatamente arrestati dai Tedeschi. Poi ci hanno messi tutti insieme, ed eravamo più o meno, direi, circa 15 o 18, tra uomini e donne. Poi le donne le hanno spinte da parte; invece gli uomini li hanno presi e li hanno obbligati a... ecco... se qualcuno aveva un cappello... li hanno obbligati a toglierlo. Poi, quelli che avevano i capelli tagliati corti, li hanno messi insieme e li hanno fucilati; li hanno fucilati nel nostro cortile. Insomma, io stavo lì, poco più che un ragazzo, che ha appena perso la casa ed è testimone dell'orribile massacro di circa 8 o 10 uomini. A me, però, non presero, perché avevo abbastanza capelli; pura fortuna, [perché] non ero nell'esercito. La ragione per cui cercavano quelli senza capelli, infatti, era che pensavano fossero soldati russi [che avevano] cambiato abiti. Poi loro presero la gente... e mio padre non aveva molti capelli, ma probabilmente sembrava più vecchio, quindi per caso, non hanno preso anche lui. Ma io so che [quella che ho detto] è la ragione per cui non hanno preso anche me. Insomma, li hanno uccisi e poi noi abbiamo dovuto scavare una grande una tomba... beh...una buca, nel nostro giardino; poi abbiamo seppellito i morti lì dentro.

Più tardi, verso le nove - le nove o le dieci - eravamo pronti ad andare a letto. Ma non passò molto - ben prima che potessi addormentarmi - che udimmo degli scricchiolii sul tetto. Prima ancora, però, sentimmo degli spari...sentimmo sparare nel nostro cortile (avevamo un piccolo cortile). E gli spari continuarono, uno dopo l'altro, e diventarono man mano più forti e più numerosi. Ed ecco che sento questi scricchiolii sul tetto. Così penso, "Grazie a Dio, sta piovendo". Ma non era pioggia... invece...la casa era in fiamme. Era una casa di legno e prese subito...prese subito fuoco. Allora fummo obbligati a uscire. Intanto si erano fatte le due o le tre di notte, ed era buio; si riusciva a vedere qualcosa solo grazie alla luce della luna. Insomma, veramente si poteva vedere tutto ciò che stava succedendo. Allora, in qualche modo siamo riusciti a scappare dalla casa, nel cortile, e ci siamo trovati proprio in mezzo ai combattimenti tra Russi e Tedeschi. Era successo che un gruppo di Russi era rimasto indietro. Il fronte era già molto, molto più in là, ma loro non lo sapevano, i Russi non sapevano che il fronte non era più lì. Poi, per qualche ragione, era scoppiato un combattimentro. Allora noi siamo usciti nel bel mezzo della notte e siamo stati immediatamente arrestati dai Tedeschi. Poi ci hanno messi tutti insieme, ed eravamo più o meno, direi, circa 15 o 18, tra uomini e donne. Poi le donne le hanno spinte da parte; invece gli uomini li hanno presi e li hanno obbligati a... ecco... se qualcuno aveva un cappello... li hanno obbligati a toglierlo. Poi, quelli che avevano i capelli tagliati corti, li hanno messi insieme e li hanno fucilati; li hanno fucilati nel nostro cortile. Insomma, io stavo lì, poco più che un ragazzo, che ha appena perso la casa ed è testimone dell'orribile massacro di circa 8 o 10 uomini. A me, però, non presero, perché avevo abbastanza capelli; pura fortuna, [perché] non ero nell'esercito. La ragione per cui cercavano quelli senza capelli, infatti, era che pensavano fossero soldati russi [che avevano] cambiato abiti. Poi loro presero la gente... e mio padre non aveva molti capelli, ma probabilmente sembrava più vecchio, quindi per caso, non hanno preso anche lui. Ma io so che [quella che ho detto] è la ragione per cui non hanno preso anche me. Insomma, li hanno uccisi e poi noi abbiamo dovuto scavare una grande una tomba... beh...una buca, nel nostro giardino; poi abbiamo seppellito i morti lì dentro.

Aron nacque in una famiglia borghese ebrea di Slonim, una città che fra le due guerre faceva parte della Polonia e dove i suoi genitori possedevano un negozio di vestiario. Dopo aver frequentato un istituto tecnico, Aron lavorò come proiezionista in un cinema di una piccola città vicino a Slonim. L'esercito sovietico occupò la sua città natale nel settembre del 1939, ma due anni più tardi, nel 1941, la guerra scoppiò anche tra la Germania e l'Unione Sovietica. Fu allora che Aron tornò a Slonim. Non ci volle molto perché i Tedeschi occupassero la città e, più tardi, costringessero gli Ebrei a trasferirsi nel ghetto. Aron venne obbligato a lavorare in una fabbrica di armamenti, ma ciò gli diede la possibilità di contrabbandare armi all'interno del ghetto. Quando i Tedeschi decisero di liquidare il quartiere ebraico, Aron aiutò i genitori a fuggire, continuando poi a lavorare a Grodno, fino al momento del suo arresto. Mentre lo stavano deportando, Aron saltò giù dal vagone-bestiame sul quale si trovava, riuscendo successivamente a fuggire anche da Grodno e ad unirsi alla resistenza che operava fuori Vilna. Dopo la guerra, Aron e la moglie (che egli aveva incontrato nel ghetto) emigrarono negli Stati Uniti e si stabilirono a Chicago.

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