United States Holocaust Memorial Museum The Power of Truth: 20 Years
Museum   Education   Research   History   Remembrance   Genocide   Support   Connect
Donate
Enciclopedia dell’Olocausto

 

 

 

Testimonianze Orali


Abraham Bomba
Data di nascita: 1913, Germania

Abraham descrive le camere a gas di Treblinka [Intervista: 1990]

Testo:

E adesso voglio parlarvi...voglio parlarvi della cosa...delle camere a gas. Mi... mi hanno già chiesto di questa cosa, la camera a gas, com'era. Era molto semplice, interamente in cemento. Non c'erano finestre e non c'era niente dentro. Poi, sul soffitto, correvano i tubi, e sembrava come se ... sapete... come se l'acqua dovesse scendere da lì. Aveva due porte, porte d'acciao. Una da un alto e l'altra dall'altro. La gente entrava nella camera a gas da una parte. E io ero lì a fare il mio lavoro di barbiere. Quando la camera a gas era piena --la camera misurava...era...direi 6 metri per 6, o 6 per 5. Non l'ho mai misurata quindi... così a occhio, solo guardandola è difficile dire esattamente quanto fosse grande. Allora, loro spingevano dentro più gente che potevano. Non era permesso stare con le braccia lungo i fianchi perché non c'era abbastanza spazio; invece, loro dovevano alzare le braccia...ecco...così c'era più spazio per ognuno. E poi sopra a tutti buttavano ancora bambini di 2, 3, o 4 anni, sopra agli altri. E a quel punto noi uscivamo. Il tutto durava direi tra i cinque e i sette minuti. La porta si apriva, non quella da dove erano entrati, ma quella dall'altra parte, e da lì entravano quelli... quelli che lavoravano a Treblinka 2, e il cui compito era solo occuparsi dei morti. Loro portavano fuori i corpi; alcuni erano morti ma alcuni erano ancora vivi. Li trascinavano nelle buche, e poi li ricoprivano. Grandi fosse, e poi li coprivano. Così cominciò lo sterminio a Treblinka.

E adesso voglio parlarvi...voglio parlarvi della cosa...delle camere a gas. Mi... mi hanno già chiesto di questa cosa, la camera a gas, com'era. Era molto semplice, interamente in cemento. Non c'erano finestre e non c'era niente dentro. Poi, sul soffitto, correvano i tubi, e sembrava come se ... sapete... come se l'acqua dovesse scendere da lì. Aveva due porte, porte d'acciao. Una da un alto e l'altra dall'altro. La gente entrava nella camera a gas da una parte. E io ero lì a fare il mio lavoro di barbiere. Quando la camera a gas era piena --la camera misurava...era...direi 6 metri per 6, o 6 per 5. Non l'ho mai misurata quindi... così a occhio, solo guardandola è difficile dire esattamente quanto fosse grande. Allora, loro spingevano dentro più gente che potevano. Non era permesso stare con le braccia lungo i fianchi perché non c'era abbastanza spazio; invece, loro dovevano alzare le braccia...ecco...così c'era più spazio per ognuno. E poi sopra a tutti buttavano ancora bambini di 2, 3, o 4 anni, sopra agli altri. E a quel punto noi uscivamo. Il tutto durava direi tra i cinque e i sette minuti. La porta si apriva, non quella da dove erano entrati, ma quella dall'altra parte, e da lì entravano quelli... quelli che lavoravano a Treblinka 2, e il cui compito era solo occuparsi dei morti. Loro portavano fuori i corpi; alcuni erano morti ma alcuni erano ancora vivi. Li trascinavano nelle buche, e poi li ricoprivano. Grandi fosse, e poi li coprivano. Così cominciò lo sterminio a Treblinka.

Abraham crebbe a Cestochowa, Polonia, dove divenne barbiere. Nel 1942 venne deportato con la sua famiglia dal ghetto di Cestochowa al campo di sterminio di Treblinka, dove venne destinato ai lavori forzati, che per lui consistevano nel tagliare i capelli alle donne, prima che entrassero nelle camere a gas, e a selezionare gli indumenti dei convogli appena arrivati al campo. Abraham riuscì a fuggire dal campo nel 1943 e a tornare a Cestochowa, dove più tardi fu nuovamente costretto in un campo di lavoro dal giugno 1943 fino alla liberazione, avvenuta ad opera delle truppe sovietiche nel 1945.

— US Holocaust Memorial Museum - Collections

Copyright © United States Holocaust Memorial Museum, Washington, D.C.